we've got a dyslexic heart...

ci siete cascati ben *loading* volte
Vi illustro la mia teoria: un gruppo/autore del cazzo di solito fa un disco decente e poi si rivela per la merda che è (oppure scompare). Un gruppo decente magari fa due dischi buoni e poi decade. Un buon gruppo può avere all'attivo anche 3 dischi buoni. Un gran gruppo arriva a 4. Ma solo i grandissimi arrivano a 5. Voglio dire: con 5 dischi enormi, imprescindibili, totali, un gruppo e/o autore è da Olimpo, stop. Con i fatti:
Forse non sono ancora preparato abbastanza per scriverne. Anzi, di sicuro.
Ma io sono impazzito per questo uomo, l'americano dei sogni, il folksinger che si evolve e che gioca coi suoni non limitandosi alla sua chitarrina acustica pur lasciandole il sopravvento su tutto.
Un omino biondo molto biondo, che ha rischiato la vita intitolando al suo primo disco da solista una canzone "Bill Gates must die"; un omino biondo molto biondo che mi fa piangere ogni volta che ascolto "You were my FiJi", due minuti di canzoncina con dentro tutta la malinconia di una vita vissuta nella consapevolezza di aver perso Il Momento; un omino biondo molto biondo che, appassionato di suoni, mette su una sala di registrazione tutta sua (dove peraltro han registrato anche Okkervil River - e questo velocizza ancor di più il suo processo di beatificazione da parte mia - e Death Cab for Cutie). Ecco, avrei potuto aggiungere molte cose in questa lista ma, come dicevo, non sono abbastanza preparato per scriverne, di John.
So solo che ascolto in questo istante il disco del 2005, "Pixel Revolt", splendido come una semplice goccia d'acqua. C'è tutto il folk-singing dei nostri sogni, e un momento enorme, musicalmente e non solo, nelle tracce 12 e 13, "Dead State Pacific" e "Golden Gate", che mi sradicano da qui e mi sospendono in cielo, altrove.
John Vanderslice, amici.
John Vanderslice
Sanremo. Ovvero: della stitichezza. Anzi: della diarrea.
Al confronto la stitichezza è un privilegio che nobilita colui il quale può fregiarsi del titolo di esserne affetto. Il potersi astenere dal dar peso alla gente che fa caracollare nelle nostre teste un serie magmatica di personaggi finto-illustri, soubrettes tanto scollacciate quanto irrefrenabilmente dementi nonchè anonime, paillettes, fiori, auto di lusso, gioielli, pellicce e quant'altro è un dono, un dono di cui non ci rendiamo conto. Ed è un dono scoprire di conservare ancora la facoltà migliore che ci sia rimasta, nello sfacelo che ci circonda, nella negazione dei nostri piaceri e diritti più elementari: la scelta. Diritto supremo, che solleva la bestia al rango di "uomo", la scelta è quella che ti fa guardare in basso, verso la patta dei tuoi pantaloni, e ti fa notare la velocità vorticosa a cui le tue gonadi stanno ruotando. La scelta ti fa guardare un po' più in là, verso l'arcano cerchietto rosso che sovrasta il simbolo fallico supremo, l'arcano monolito tascabile che tutti noi possediamo, il segno tangibile del nostro controllo nonchè rappresentazione massima delle possibilità dateci dalla scelta: il telecomando. Pigiando il suddetto tasticino, e aspettando che l'effetto di dissolvenza psichedelica delle tivì a tubo catodico esaurisca il suo rimpicciolirsi (chi è in possesso di tivì a cristalli liquidi dovrà aspettare meno...o forse neanche dovrà aspettare, non lo so) si manifesterà davanti a voi una macchia nera, vacua e nulla. Un buco nero. La vostra dignità farà i salti di gioia, se ancora non sarà paralitica e inchiodata alla sedia a rotelle: quel buco nero, l'idea appena sfiorabile di un immenso nulla, di un totale annullamento di tutto, l'intuizione immaginifica di un'apocalisse che inghiotta ogni cosa la nobiliterà, le farà gonfiare il petto di orgoglio di fronte alla pazzesca, folle, inutile, ignobile, maledetta parata di orrori che fino a un attimo prima stava scorrendo sotto i vostri occhi inerti e inebetiti.
Ormai ogni parola, ogni critica sembra aver fatto il suo tempo. E soprattutto la critica inerente alla manifestazione sanremese, che non è certo da poco che ci ha abituato a bassissimi standard di porcheria.
Perciò il mio appello è semplice, banale e scontato: fanculo.
Ok, arrivo anche io.
premessa: questa top 5 non può neanche minimamente avere una validità oggettiva. sono solo una batteria, un basso, due chitarre e un sax che amo particolarmente.
1 batteria: Gary Young (Pavement) - Summer Babe. niente di particolare, semplicemente: come suonerei la batteria se fossi un batterista, con quei due colpetti di piatto stoppato, che figata, e un bel po' di rullate anche fuori tempo, it doesn't matter.
2 basso: Greg Norton (Husker Du) - 4 note pestate per tutta la canzone, il migliore dei modi per aprire l'album più grezzo e incazzato degli anni '90. perchè cazzo dovevi andare a fare lo chef?
3 chitarra 1: J Mascis - Kracked. la caffettiera. non c'è bisogno di spiegazioni.
4 chitarra 2: Scott McCaughey (REM) - Leave. ovvero: quella strana sirena che ossessiona tutta la canzone (penso sia di Scott in quanto Buck si diletta con accordazzi distorti e in quel periodo i REM si facevano aiutare da parecchia altra gente come Scott e dottor Stringfellow). in alternativa, visto che quella è una sola nota e mi odierete per questa scelta, un qualsiasi arpeggio stupido del primo Peter Buck.
5 sassofono: Gerry Rafferty - Baker Street. oppure un violino irlandese qualsiasi.
La solita pippa da musicomani, ma spero che ve la facciate in molti, almeno i 4 besterberghi!
La top 5 delle migliori espressioni di un singolo strumento nella storia del rock. Che cazzo vuol dire? Sì, insomma, la mia è:
Insomma, una scelta per batteria e basso, due per la chitarra, e poi uno strumento a scelta. Ok?
Allora, cazzo.
I Posies. Ieri sera a Parigi, La Maroquinerie, posto perfetto nel cuore della sporchissima e araba Belleville.
Io non lo so se raccontare del concerto, non lo so proprio, perché qualcosa del genere non si può raccontare per davvero.
Quello che posso dire è che avevo invitato la ragazza più bella e dolce che io abbia mai conosciuto, S., libanese, scura di pelle e di capelli, liscia come il mare all'alba. Roba che non me la posso levare dalla testa, MAI, cose così. Allora ecco che lei accetta l'invito e io sono tutto nervoso, tutto così.
Eppure dentro di me leva la sua voce una domanda: ma per te cos'è più importante, I Posies o S.? E c'è Carlos, il mio amicon spagnolo che mi ha già visto urlare Solar Sister qui in camera alle due di notte, che mi dice "Hola amigo, non ti eccitare troppo al concerto, non picchiare nessuno, perché se no S. ti prende per pazzo...". Io ci penso, mi dico che forse ha ragione, che forse va bene muovere la testa ma anche è meglio non impazzire del tutto.
E allora arriviamo alla Maroquinerie, io e S., la sala è mezza vuota e io rifletto: "Cazzo. Cazzo, qui a Parigi pure i più sconosciuti fra gli sconosciuti fanno il tutto esaurito due settimane prima della data! Ma i Posies no, cazzo, loro no, sono così sfigati che no, niente tutto esaurito, solo una sessantina di persone, oh yeah!".
(S., intanto, mentre aspettiamo fra il gruppo spalla e loro, è di una bellezza inarrivabile, luminosa, drammatica).
E poi, ecco, succede che praticamente ho rischiato di soffocarmi perché dimenticavo spesso di respirare.
Con ordine.
Entra un ciccione bruttissimo, b r u t t i s s i m o, una pancia enorme: Jon Auer.
Entra un uomo magrissimo, scavato da non oso dire cosa: Ken Stringfellow.
Entrano il bassista grandioso ed il giovanissimo batterista, MOSTRUOSO, canadese per la mia gioia.
(La mia testa pensa: ok, sto per passare una piacevole oretta abbondante).
Cazzo, si avvicinano tutti e tre alla batteria e attaccano Definite door con dei volumi spropositati, folli, insopportabili per una piccola sala come questa qui. E cominciano a cantare, a picchiare, a distruggere cervelli.
Finisce Definite door e dico quella che se ben ricordo è l'ultima cosa che ho detto a S.: "Minchia, dico, non credevo così! Così cazzuti, così duri...".
E poi tutto va avanti, e succede di tutto, ragazzi, di tutto. Jon che è fusissimo, che lancia la chitarra in aria almeno venti volte, che getta verso il pubblico mille plettri solo per il piacere di lanciare qualcosa per aria, che assoleggia come il dio del Power Pop, che canta come un frocio, che strappa tutte e sei le corde almeno tre volte con le mani, cazzo, le strappa proprio con la sinistra all'altezza dei pick-up, ma perché?!?
E poi fanno Dream all day, e soprattutto Solar Sister, e l'assolo è L'Orgasmo, e VAFFANCULO S., io rompo tutto, io salto e grido, cazzo, l'attacco dell'assolo, quelle note singole, ognuna un salto di dieci metri, i capelli per aria: UUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH.
E poi non è ancora successo niente.
Dopo un'oretta ci salutano, ritornano poco dopo per il bis.
(Nel frattempo S., anche lei presissima, mi comunica che l'hanno invitata per andare a vedere Robbie Will**** - terminate voi il nome che io intanto finisco di bestemmiare vomitando).
Un paio di palle il "bis"! Il "bis" dura due ore, cazzo, lo giuro, molto più che la prima parte, cazzo, non smettono mai! Si portano sul palco una fottuta bottiglia di Champagne francese, se la scolano in un nanosecondo, e continuano a strappare corde, tirare plettri, saltare ad ogni stacco, saltare in alto, più in alto.
Poi decidono di scendere fra il pubblico. Sistemano le aste in mezzo alla gente e vengon giù dal palco a suonare, Jon che ancora tira in aria la chitarra, che la fa perfino suonare a qualcuno lì in mezzo.
E poi pessime vecchissime canzoni, stupende.
E poi Precious moments, e la figlia di un anno di Jon innalzata come un idolo religioso dalla presunta mamma, una strafigona bionda che è la groupie perfetta, il bebé che piange e Jon e Ken che suonano per lui con due facce da sputargli addosso.
E poi troppa altra musica, e parolacce, e bestemmie, e assoli, e tutto ciò che uno può desiderare.
Il concerto della vita, cazzo. Besterberg in persona, il suo spirito reincarnato.
Il rock, puttana eva, il rock.
Non esiste più nulla dopo, né prima. Solo il rock, il power pop, il 'fanculo a tutti, 'fanculo a tutti, cazzo.
Scusate tanto, ma cosa c'è di più BESTERBERG che la recensione di BESTERBERG scritta da uno dei componenti di BESTERBERG?
http://www.kalporz.com/recensioni/besterberg.htm
voglio solo dire che untitled # 8 è l'inferno
Gli '80s di enri
ham che parla della fuga
I Violent Femmes per enri
La musica americana per ham
La serata che ha dato vita a questo blog...
Springsteen Live by Ham
Springsteen Live by Mike